Il testamento olografo erede universale è un documento scritto di proprio pungo dal de cuius, in cui viene individuato un unico erede, destinatario dell’intero patrimonio. Ma è valido un testamento olografo erede universale? Come ci si comporta dinanzi alle quote di legittima?
Testamento olografo erede universale e legittimari
Iniziamo con il ricordare che chiunque può stilare un testamento olografo, e che chiunque può disporre del proprio patrimonio con “relativa” libertà.
Il testatore non può infatti destinare l’intero proprio patrimonio a un solo erede se ha dei parenti che rientrano nella classe dei legittimari. Ovvero che, per legge, hanno sempre diritto a una quota del patrimonio del de cuius.
Gli eredi che rientrano nella quota legittima sono principalmente il coniuge e i figli (o genitori o nonni in mancanza dei figli). Dunque, solamente in caso di persona celibe / nubile, o vedeva/o senza figli e senza genitori, il testamento può escludere dalla successione i parenti che non siano legittimari.
Dunque, il testamento olografo erede universale è valido se:
- rispetta i requisiti (olografia, data e sottoscrizione) tipici di ogni testamento olografo;
- individua un erede universale nel rispetto dei legittimari.
In caso contrario, ogni erede che ritenga di veder violata la propria quota legittima potrà ben impugnare il testamento.
Impugnare il testamento che viola la legittima
Chiarito che nessuno è libero di lasciare i propri beni a chi vuole, perché bisogna rispettare le quote di legittima in favore dei parenti più stretti, cerchiamo di comprendere cosa si possa fare per poter far valere i propri diritti.
Se infatti l’erede ritiene che il testamento abbia leso i propri diritti, deve impugnare il testamento entro 10 anni dall’apertura della successione. In sede di giudizio è possibile che si possa ottenere la riduzione del valore dell’asso ereditario. Oppure, se il testamento ha lasciato la maggior parte dei suoi beni a terze persone, diseredare di fatto i legittimari.
Insomma, colui che impugna il testamento per una sospetta lesione di legittima sta ponendo in discussione l’intera ripartizione dei beni effettuata dal testatore in vita. Si procederà così a verificare chi ha ricevuto “di più” e chi ha ricevuto “di meno”. All’esito di tale calcolo, il giudice potrà procedere ad effettuare una corretta ripartizione del patrimonio della successione, per poter ripristinare la propria quota di legittima, lesa dal testatore.
Si tenga infine conto che attraverso questa impugnazione sarà possibile valutare la correttezza di eventuali operazioni di riduzione del patrimonio in vita. Si pensi, ad esempio, alle donazioni effettuate dal defunto.