Testamento conviventi. Non tutti sono a conoscenza dei diritti e delle tutele giuridiche che il nostro ordinamento riconosce alle coppie di conviventi. Eppure, tali nuclei familiari sono sempre più diffusi nel nostro Paese. E, dunque, varrebbe evidentemente la pena cercare di approfondire:
- la conoscenza del testamento conviventi;
- ciò che è necessario fare per poter condividere con il convivente il proprio patrimonio.
Testamento conviventi: cosa accade se non c’è
La prima cosa che occorre chiarire è che la nostra legge non riconosce alcun diritto al convivente sui beni del partner in caso di suo decesso. Dunque, nel caso in cui i conviventi volessero riconoscersi dei diritti successori devono necessariamente passare attraverso la redazione di un testamento conviventi.
Il contratto di convivenza
Fatte salve le valutazioni che abbiamo già cercato di condividere su questo sito nelle altre pagine dedicate al tema, uno dei migliori modi per poter tutelare i propri interessi di convivente è quello di sottoscrivere un contratto di convivenza che possa disciplinare i principali aspetti della propria vita. Tuttavia, si tenga conto che nemmeno il contratto di convivenza modifica lo status di convivente in ottica successoria. E che dunque tale contratto non può equiparare il convivente a un partner con il quale si è contratto matrimonio.
In altre parole ancora, il convivente superstite non ha diritto ad alcuna quota di eredità del convivente defunto perché non rientra tra gli eredi legittimi previsti dal Codice civile. Il contratto di convivenza sarà tuttavia utile per poter regolare i propri rapporti successori. Potrà ad esempio essere utile inserire delle apposite clausole che possano regolare gli aspetti economici e patrimoniali nell’ipotesi di decesso.
Testamento conviventi, cosa succede in caso di sua presenza
Nonostante l’assenza del diritto a succedere da parte del convivente, ciascuno di essi può nominare il partner come proprio erede citandolo nel proprio testamento.
Dunque, il testamento conviventi potrebbe essere utilizzato per:
- nominare erede il convivente,
- lasciar lui/lei la proprietà della casa, l’usufrutto o il diritto di abitazione,
- istituire un legato in favore del convivente su specifici diritti o beni,
- ancora prevedere un obbligo di mantenimento.
Da quanto sopra dovrebbe essere chiaro che la legge riconosce al convivente le stesse libertà testamentarie che sono riconosciute a chiunque altro, con il solo limite di non violare le quote di legittima.
Pertanto, il convivente potrà ritenersi libero di lasciare la partner non sposato, convivente, una parte del proprio patrimonio, ma solamente se non vengono violati i diritti dei figli, o dei genitori o nonni se ancora in vita.
Al di fuori delle tutele che la legge riconosce ai legittimari, il convivente può liberamente disporre del proprio patrimonio.